Calopezzati


La parola CALOPEZZATI riassume nel toponimo radici greche del periodo neo-ellenico con puntuali caratterizzazioni.

Per alcuni studiosi essa deriva da kalos – piqos, dove piqos, che avrebbe generato la primitiva forma Calopizzati, significa orcio, vaso d’argilla, quindi “bei vasi d’argilla” ed in verità, in passato, il paese ne fu maestro. Per altri, la parte centrale della parola è tema del dialetto attico e quindi jonico, entrato nell’uso comune nell’Asia Minore, da dove provenivano i monaci, che fondarono il primo nucleo nel paese, sbarcando sotto le pendici della collina: peza piede, pendici (alle belle pendici).

Calopezzati divenne borgo da un primo nucleo di coloni e di profughi bizantini, aggregatisi intorno ad un piccolo monastero, che, a cavallo del IX secolo, monaci di rito greco fondarono su di un area rigogliosa e protetta, posta alle pendici della collina, dove sorge attualmente il paese, già dimora di confratelli anacoreti. Era il monastero di San Nicola, che i monaci nuovamente atterriti dalle incursioni musulmane finirono per abbandonare, fuggendo verso nord. Quella gente devota rimasta senza guida, per meglio prevedere ed affondare i pericoli, che potevano venire dal mare, si spostò sulla collina, avviando quel processo di aggregazione sociale e di organizzazione difensiva che doveva rendere Calopezzati ambita e sicura per tutto il periodo feudale. Nel 1285 sotto il pontificato di Onorio IV il monastero venne ufficialmente chiuso ed annesso, per volere di Angelo IV vescovo di Rossano, al patire dopo che ne era stato abate quel Paolo Mezzabarba che poi doveva succedergli come vescovo.

Alcuni resti del monastero sono ancora presenti in località Girdinello, dove in prossimità è stata individuata una bellissima laura rupestre riferibile al fenomeno eremitico che interessò tutta la zona del rossanese tra il VII e il IX secolo.

Alcuni resti del monastero sono ancora presenti in località Girdinello, dove in prossimità è stata individuata una bellissima laura rupestre riferibile al fenomeno eremitico che interessò tutta la zona del rossanese tra il VII e il IX secolo.